Renzi’s money

di Luca Telese

Ero con Matteo Renzi quando a Porta a Porta, ha detto che lui il finanziamento pubblico lo vuole abolire: i suoi fan, spiega, hanno sottoscritto circa 200mila euro su internet. Il limite di spesa è a 200mila euro. Prima ipocrisia: come spiega Ugo Sposetti a Tommaso Labate su Pubblico in edicola, solo un matto crederebbe che Renzi e Bersani spendano per le primarie meno di mezzo milione di euro (più facile due).

Vendola, la Puppato e Tabacci avrebbero fatto altrettanto? Non so. Certo quei soldi non li hanno. Il problema è un altro: anche se a dirlo oggi si rischia, il finanziamento pubblico è sacro. Il problema è impedire che sia illegalmente razziato.

Senza finanziamento, la politica la farebbero solo i ricchi (o gli amici dei ricchi). Ecco perché raccogliere fondi in una cena di finanzieri off shore, per me non è meno, ma più grave che prenderli dallo Stato. Ieri, una inchiesta di Stefano Caselli e Giampiero Calapà su Il Fatto, dice che la fondazione Cassa di risparmio di Firenze investe 10 milioni di euro nel fondo di Davide Serra. Serra è il finanziere residente a Londra e basato alle Cayman che organizza cene di sottoscrizione per Renzi. È giusto? Renzi non risponde. I suoi nemmeno. Questo circuito non è illegale. Ma sgradevole sì.

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