“Svolta a sinistra e ricambio generazionale”

intervista a Nichi Vendola

FONTE: La Repubblica

«Sono abbastanza felice », dice Nichi Vendola. Non ha vinto lui, ieri sera, ma – il leader di Sel ne è convinto – «ha prevalso la sinistra». Un’Italia che chiede scuola pubblica e tutele per i lavoratori. Un Paese che vuole il rinnovamento proposto da Matteo Renzi, ma che ha bisogno di molto molto altro. Soprattutto, ha vinto Pier Luigi Bersani: il governatore pugliese gli riconosce la corona di «candidato premier». E ha perso Mario Monti: «Lo vedo in panchina, come molte altre personalità che hanno dato tanto al Paese. Bisognerà parlarne, certo, ma non è questo il momento di farlo ».

Si aspettava un risultato così netto?
«Ci speravo molto. Questa straordinaria meccanica delle onde, che è la partecipazione democratica, è stata animata da proposte, anche diverse, di innovazione, di cambiamento, di riforma. Penso che in ciascuna di quelle posizioni ci siano arricchimenti per un’agenda riformatrice, e penso che il significato sintetico e luminoso di questo voto finale è che il Paese chiede una svolta a sinistra nell’agenda di governo».

Un segnale a Monti?
«È così. Il voto delle primarie chiede un governo che tuteli la pubblica istruzione, che oggi viene percepita come ferita e agonizzante.
Chiede politiche che possano sostenere la domanda interna, che consentano l’apertura di cantieri, che liberino la spesa in conto capitale dai vincoli del patto di stabilità. Il Paese ci chiede di respirare. C’è tanta Italia che è da troppo tempo in apnea. Non dobbiamo solo metterci addosso buoni programmi e buone intenzioni, ma saper offrire una speranza politica all’Italia spaventata: a quella del ceto medio, delle partite Iva, dei lavoratori e delle lavoratrici che vivono un inedito e drammatico sentimento di solitudine».

Ci sarà posto per Renzi, nel centrosinistra che parla a quest’Italia?
«Quanti hanno scelto Renzi perché l’Italia non è un Paese per giovani hanno bisogno di sapere che questa domanda di ricambio generazionale sarà colta. Ma il problema prevalente, oggi, è la giustizia sociale. All’anima liberal che si è manifestata nel voto a Renzi dobbiamo dare soddisfazione dal punto di vista dei diritti civili e della libertà».

Il risultato rende più concreta la possibilità di una lista unica tra Sel e Pd?
«La considero abbastanza fantapolitica, perché il tema che io pongo è molto più complesso. Riguarda la possibilità di aprire un cantiere in cui discutere del soggetto politico dei progressisti, del partito del futuro. C’è una discussione importante su come rimotivare l’agire collettivo, su come restituire alla politica la sua essenza di buona politica. Le scorciatoie organizzative non mi interessano. In tutta Europa c’è necessità di una sinistra che rimescoli le carte di culture politiche che si sono confrontate in modo rissoso. Nel futuro non vedo un partito ideologico, ma un soggetto politico plurale in cui le diversità sono ricchezza».

Il punto è: quanto futuro? Non sono già maturi, i tempi di questo progetto?
«Stiamo parlando di una discussione da avviare, della crisi della forma partito come si è configurata nel ‘900. Siamo tutti dentro a un mutamento delle forme della comunicazione politica e della cultura generale. Prima o poi servirà riflettere sul rapporto che vi è tra la crisi dei legami sociali, delle forme di comunità, e quella della politica. Per restituirle il suo scettro, ceduto da troppo tempo a poteri estranei».

Lei ha già detto, come era ovvio dopo la gara, che Bersani è il suo candidato premier. E Monti? Che ruolo potrà avere il presidente del Consiglio se l’alleanza di centrosinistra vincerà le prossime elezioni?
«Credo che ci siano molte personalità che hanno servito il nostro Paese: è una panchina ricca. Quando sarà il momento ci occuperemo di questo. Io adesso voglio occuparmi di politica. Quando dico che l’agenda Monti sta facendo del male all’Italia, quando ne parlo denigrandola, sto facendo una critica politica. Nella mia testa, sulle figure di garanzia come quella del presidente della Repubblica, dobbiamo fare una discussione abbastanza libera. Dobbiamo discuterne ».

Cosa pensa di Antonio Ingroia, che il “movimento arancione” vorrebbe candidare alla premiership? Come vede quel che si muove alla sua sinistra?
«Chiunque ha intenzione di portare arricchimento culturale a una coalizione dell’alternativa, e si vuole misurare con il dovere di una grande responsabilità nazionale, è il benvenuto».

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